Trasporti 

Bus fantasma e corse “teoriche” sulle paline: ecco cosa sta accadendo. Amt al lavoro per risolvere un problema reale che si somma alla carenza di bus e autisti

L’assessore Emilio Robotti: «La crisi di flotta e ricambi resta “più che notoria”, ma sul fronte delle informazioni Amt parla di un problema di trasmissione dati che in certi casi sostituisce il tempo reale con un orario programmato; l’azienda, assicura, sta lavorando per correggere l’anomalia e i futuri lavori sui quattro assi dovrebbero rendere più affidabile anche il flusso dei dati»

Nel lessico quotidiano di chi aspetta l’autobus, ormai da settimane a Genova circola una definizione spietata e semplicissima: “bus fantasma”. È quella sensazione, sempre più frequente, di vedere una corsa annunciata sulla palina elettronica o sull’app AMT e poi restare lì, con l’attesa che si allunga e l’autobus che non passa. Il tema è entrato in Consiglio comunale con un’interrogazione di Vincenzo Falcone (Noi Moderati), che ha scelto di mettere a fuoco non l’emergenza strutturale del servizio – «mancano bus, le corse sono limitate» – ma la seconda metà della crisi, «sempre negativa», che per lui pesa quasi quanto la prima: la comunicazione ai cittadini.

Falcone imposta l’intervento come uno “sdoppiamento” dell’articolo 54: da un lato «inefficienza, mancanza» legate ai numeri e ai mezzi; dall’altro, il nodo informativo, che dovrebbe essere governabile con una pianificazione corretta anche quando l’azienda è in difficoltà. E insiste: «Il focus è sulla comunicazione, non è sul discorso che manca il mezzo, perché… sappiamo e riusciamo anche a dare una risposta sul perché». La crisi di Amt è nota. Il ragionamento è lineare e, per molti utenti, quasi ovvio: un servizio può vivere una fase di criticità, ma se l’informazione è inattendibile il disagio raddoppia perché trasforma l’attesa in incertezza, la programmazione in scommessa, la fiducia in nervosismo.

Falcone ricostruisce il quadro dal punto di vista di chi ogni giorno prende bus per andare a scuola o al lavoro: «Il trasporto pubblico in queste ultime settimane ha raggiunto livelli di criticità che non possono essere più ignorati». Cita «molte segnalazioni di cittadini, studenti, lavoratori», «quotidiane» e «sempre più gravi». Il punto, per lui, è il cortocircuito tra ciò che viene annunciato e ciò che accade davvero: «Autobus che risultano in arrivo sulle paline, sull’applicazione AMT, ma che non passano». E da qui la richiesta esplicita alla Giunta: «Bisogna cercare di urgentemente riformare e rendere credibile il sistema informativo di paline, l’app e le comunicazioni ufficiali, eliminando dalle stesse la pubblicazione di corse non realmente garantite, perché è inutile che appare una corsa quando poi il bus non c’è».

La frase più tagliente arriva in chiusura, quando Falcone lega la comunicazione non solo all’efficienza, ma al rapporto di fiducia con l’utenza: «Un servizio può anche avere dei limiti temporanei, ma ingannare inconsapevolmente l’utenza con informazioni non veritiere non è accettabile». E attribuisce proprio a quell’informazione “ballerina” una quota delle tensioni quotidiane: «È una delle principali cause delle esasperazioni sociali che oggi vediamo sulle nostre strade e sui nostri mezzi». La domanda, quindi, diventa politica e pratica insieme: che cosa sta facendo il Comune, tramite l’assessorato ai Trasporti, per rendere affidabile ciò che paline e app comunicano?

A rispondere è l’assessore Emilio Robotti, che apre riconoscendo l’impostazione: «Prendo atto che ha precisato di essere a conoscenza della situazione di difficoltà» e aggiunge che la crisi è talmente evidente da essere discussa anche fuori città: «Un’ora fa ero in audizione… insieme ai colleghi di Torino, Roma e Milano» e «la domanda… è stata sulle note difficoltà». Robotti ripete la cornice generale che accompagna da mesi il trasporto pubblico locale: «C’è una mancanza di mezzi, di pezzi di ricambio». Inserisce però un elemento di aggiornamento che intende come segnale di miglioramento: «Anche se la situazione sta migliorando: ci sono 40 mezzi in più attualmente». La difficoltà resta, precisa, ma c’è «lo sforzo per contenere al massimo gli effetti sui servizi».

Sul nodo specifico sollevato da Noi Moderati, Robotti porta in aula la spiegazione tecnica riferita da AMT, distinguendo tra il “salto corsa” e l’errore informativo. L’azienda, dice, conferma «un’attenzione per le informazioni fornite all’utenza sui tempi di arrivo e le fermate», ma ammette che «c’è talvolta un problema di trasmissione dati» che non sarebbe “direttamente” legato al fatto che salti una corsa, «anche se probabilmente anche questo può avere un’incidenza». È qui la chiave, nelle parole dell’assessore: quando il flusso dati non funziona, il sistema smette di dare il tempo reale e rimpiazza l’informazione con un tempo “di carta”, ricavato dal servizio programmato. Robotti lo spiega così: «Invece di visualizzare i minuti che mancano all’arrivo del bus, la pagina visualizza un tempo teorico che deriva dall’orario programmato delle singole linee». Ed è questo, sostiene, il motivo per cui agli utenti «appaiono e scompaiono» corse che poi, nella realtà, non vengono viste arrivare nel minuto indicato.

Robotti aggiunge anche un dettaglio “da utente”, quasi a certificare che non è un problema astratto: «Anche io come utente l’ho constatato talvolta, anche se non spesso». E assicura che la questione è sul tavolo dell’azienda: «Sta lavorando AMT… per contenere e eliminare questa anomalia perché sulle pagine elettroniche ci sia visualizzato prioritariamente… il minutaggio a scalare per indicare l’arrivo del bus in tempo reale».

La parte finale della risposta sposta lo sguardo sui prossimi interventi infrastrutturali, con un’idea implicita: la cura del dato passa anche dalla rete che lo trasporta. Robotti collega l’affidabilità futura delle informazioni ai cantieri dei «quattro assi», ricordando che i cavidotti previsti non servirebbero soltanto per l’alimentazione dei mezzi, ma anche «proprio di trasmettere i dati con una grande affidabilità», perché quel flusso dovrà poi dialogare con un sistema più avanzato, «la sincronizzazione semaforica» pensata per favorire il trasporto pubblico. Il messaggio politico è chiaro: oggi c’è un’anomalia da correggere subito; domani, con infrastrutture più moderne, l’informazione dovrebbe diventare strutturalmente più solida.

Resta però, sullo sfondo, la domanda che Falcone ha trasformato in punto politico: quanto può reggere una città “moderna e viva” se, oltre al problema dei mezzi, perde anche la credibilità delle sue paline e della sua app? E, soprattutto, quanto tempo può passare prima che l’utente non distingua più tra “corsa saltata” e “corsa teorica”, mettendo tutto nello stesso calderone di sfiducia? In aula, l’amministrazione ha risposto con una spiegazione tecnica e con l’impegno implicito a intervenire; fuori dall’aula, per chi aspetta alla fermata, la misura sarà una sola: vedere tornare il minutaggio reale e, soprattutto, vedere arrivare davvero il bus annunciato.


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